Caricabatterie wireless migliore efficienza: migliori prodotti di Novembre 2021, prezzi, recensioni

Con la diffusione sempre più minuziosa degli smartphone, gran parte delle aziende è alla continua ricerca di novità da poter aggiungere a questi dispositivi, sempre più avanzati e multiformi da un punto di vista di efficienze e componenti.

caricabatterie wireless, ovvero senza fili, hanno cominciato a diventare popolari nel 2008.

Come funzionano ?

Il funzionamento di questi congegni è abbastanza semplice.

Il caricabatterie, di solito composto da una base ideata per potervi posare orizzontalmente o verticalmente uno smartphone. Il modello deve essere congiunto a una presa della corrente. Occorre poi controllare che il dispositivo che si vuole ricaricare sia compatibile e che la funzione di ricarica wireless sia autorizzata.

In caso di risposta positiva, viene concepito un piccolo campo elettromagnetico in grado di nutrire la batteria dello smartphone stesso. Questo sistema può sicuramente riprodurre una comodità, soprattutto per chi adopera più dispositivi, con ingressi e cavi di ricarica diversi.

Tuttavia, è sostanziale ricordare che non tutti i modelli di smartphone in commercio supportano questa tecnologia. E’ bene esaminare lo standard di cui semmai il nostro dispositivo è fornito.

Accessori esterni

È comunque possibile comperare degli accessori esterni che autorizzino l’impiego di caricabatterie wireless anche nel momento in cui lo smartphone non sia stato munito dei componenti interni necessari.

Si tratta di ricevitori dallo spessore minimo, praticamente piani, che vanno collegati alla presa Micro USB dello smartphone. Questi possono essere introdotti tra il dispositivo stesso e una cover, così da rimanere nella giusta ubicazione, per poter permettere una ricarica corretta della batteria.

Tipologie di wireless

Esistono in realtà diverse norme con cui è possibile ricaricare un dispositivo senza l’adopero diretto di un cavo della corrente. Passiamoli in rassegna rapidamente per capirne le caratteristiche fondamentali:

  • induzione magnetica: è quella adoperata comunemente per la ricarica dei nostri smartphone. Si tratta di un criterio a basso voltaggio, che richiede una distanza insignificante tra la base e il dispositivo da ricaricare.
  • Onde radio: anche questo procedimento è utilizzato per apparecchi a basso voltaggio, ma può rivestire una distanza molto più significativa rispetto all’induzione, giungendo anche a 10 m.
  • Risonanza magnetica: viene impiegata per apparecchi sia a basso che ad alto voltaggio, ma essendo ancora in via sperimentale non è particolarmente propagata.

La ricarica induttiva

La ricarica induttiva è apparsa sul mercato nel 2008, marchiando l’inizio di un periodo caratterizzato dalla ricerca di continui sviluppi nel campo dei dispositivi wireless. Nello stesso anno, infatti, è stato proiettato lo standard ribattezzato Qi, derivato dal termine cinese che esprime l’ “energia, soffio vitale”.

Il Qi è tuttora il più esteso, non solo per il fatto che è stato il primo a essere messo in commercio, ma anche grazie al suo impiego da parte di importanti aziende come Samsung, LG e Sony. Normalmente i caricabatterie che impiegano questa tecnologia hanno una potenza di circa 5 W.

Alcuni, arrivano anche a valori lievemente superiori, intorno ai 10 o 15 W (soprattutto se possiedono la mansione di ricarica rapida).

La distanza a cui deve trovarsi l’apparato da ricaricare spazia da pochi millimetri ai 4 cm al più, richiedendo spesso che ci sia un esistente contatto tra la base di ricarica e lo smartphone.

Il secondo standard oggi più comune, anche se molto insolito da trovare in Italia, è comparso nel 2012. Viene semplicemente denominato PMA, dalle iniziali dell’impresa che lo ha maturato (Power Matter Alliance).

Il suo funzionamento è molto somigliante a quello del Qi, da cui si diversifica soprattutto per la frequenza impiegata, che spazia dai 277 ai 357 KHz. Questa tecnologia viene adoperata da diverse aziende, tra cui la Powermat, la TDK e la Huawei.

Un terzo standard, non ancora accettato né commercializzato, è conosciuto con il nome di A4WP, acronimo dell’azienda che l’ha approfondito (Alliance for Wireless Power). Nato nel 2012, mira alla concretizzazione di un dispositivo di ricarica che acconsenta una libertà di movimento in seno alla carica di diversi dispositivi in contemporanea.

Sicurezza dei dispositivi

Quando si parla di onde elettromagnetiche, il primo interrogativo che molti utenti pongono riesamina la sicurezza relativa alla propria salute. Esaminando che siamo già circondati quotidianamente da vari tipi di segnalazioni wireless, l’aggiunta di un successivo dispositivo senza fili potrebbe sembrare un rischio non indispensabile.

In realtà la quantità di radiazioni emesse dai caricabatterie wireless è realmente insignificante.

Il campo magnetico che sono in grado di creare è infatti di estensioni irrisorie. Infine, va considerato che gli standard già commercializzati sono stati estesamente provati e considerati sicuri dalla comunità internazionale.

Efficienza dei caricabatterie

Anche se i caricabatterie wireless possono riprodurre una comodità effettiva per molti fruitori, va detto che nessuno tra gli sviluppatori di questi prodotti è ancora riuscito a giungere a livelli di funzionalità attualmente offerti dalle connessioni cablate.

Alcuni modelli non oltrepassano addirittura il 30%, sprecando dunque ben il 70% dell’energia che si sta esaurendo, con un conseguente costo decisamente maggiore rispetto a quello che si dovrebbe retribuire con un normale caricabatterie con cavo.

Nel corso degli anni, tuttavia, anche questo presupposto sta migliorando in modo consistente. Oggi i modelli wireless più avanzati garantiscono un’efficienza dell’80%.  Lo spreco si attesta intorno, quindi, al 20%,

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